Nel corso della seduta pubblica n. 370 di martedì 16 dicembre 2025, nell’ambito delle interrogazioni con richiesta di risposta scritta, è stata presentata al Senato della Repubblica un’interrogazione a firma del senatore Celestino Magni, noto come Tino Magni, rivolta ai Ministri dell’Economia e delle Finanze e delle Imprese e del Made in Italy. L’atto è dedicato alle ipotesi di nuove operazioni di aggregazione nel mercato italiano delle telecomunicazioni.
Prima di entrare nel merito dell’interrogazione, è utile inquadrare il profilo del proponente. Celestino Magni, detto Tino, è senatore della Repubblica nella XIX Legislatura, eletto in Lombardia e appartenente al Gruppo Misto.
Nel corso della sua attività parlamentare, Magni ha più volte posto l’attenzione sui temi del lavoro, delle politiche industriali, della tutela dei lavoratori e degli effetti economici e sociali delle riorganizzazioni aziendali nei settori considerati strategici per il Paese.
Le sue iniziative parlamentari si collocano prevalentemente nell’ambito del controllo e dell’indirizzo sull’azione del Governo, con particolare riferimento all’impatto delle scelte industriali sul tessuto produttivo e occupazionale.
L’interrogazione presentata il 16 dicembre 2025 prende avvio da notizie di stampa diffuse il 30 ottobre 2025, riportate anche da Il Sole 24 Ore, secondo cui sarebbero allo studio possibili nuove aggregazioni tra operatori di telecomunicazioni attivi in Italia.
Su questo scenario, il senatore chiede al Governo di fornire chiarimenti e valutazioni preventive, richiamando precedenti esperienze di consolidamento e le criticità emerse in passato.
Nel testo dell’atto parlamentare viene ricordata la fusione tra Wind e H3G, avvenuta nel 2016, autorizzata dall’Unione europea a condizione che il mercato italiano mantenesse la presenza di quattro operatori mobili, attraverso la cessione di parte delle infrastrutture che favorì l’ingresso di Iliad.
Secondo quanto riportato da Magni, quell’operazione comportò una significativa riorganizzazione interna, con impatti occupazionali negativi, che coinvolsero sia il personale diretto sia l’indotto, oltre a rilevanti ricadute sulle reti commerciali, comprendenti negozi diretti, punti vendita in franchising e canali retail.
L’interrogazione richiama inoltre le difficoltà affrontate da alcune micro-imprese della rete in franchising a seguito di quella riorganizzazione, citando casi di contenzioso che portarono a interventi dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e a successive pronunce giudiziarie. Tali precedenti vengono indicati come elementi utili per valutare i potenziali effetti di eventuali nuove concentrazioni nel settore delle telecomunicazioni.
Un ulteriore passaggio dell’atto parlamentare fa riferimento a recenti pronunce della Corte di Cassazione, tra cui la sentenza n. 34036 del 16 ottobre 2025, che hanno ribadito l’esigenza che l’impiego di risorse pubbliche nel settore infrastrutturale avvenga secondo criteri stringenti di trasparenza, razionalità e coerenza con obiettivi di interesse generale.
Questo aspetto viene collegato al ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, presente nel capitale di società strategiche del comparto come TIM e Open Fiber, rendendo il tema delle aggregazioni rilevante anche sotto il profilo delle finanze pubbliche.
Nel complesso, il senatore evidenzia come eventuali nuove operazioni di consolidamento potrebbero avere ripercussioni sulla concorrenza, sulla struttura del mercato, sui lavoratori, sui fornitori e sulle reti commerciali in franchising, considerate una componente diffusa e sensibile del tessuto economico del settore.
Viene inoltre osservato da Magni che una possibile riduzione del numero di operatori potrebbe rappresentare un arretramento rispetto all’assetto ritenuto equilibrato dalle istituzioni europee dopo la fusione del 2016, con potenziali effetti negativi su consumatori, pluralità del mercato e investimenti infrastrutturali.
Alla luce di questo contesto, l’interrogazione chiede al Governo di chiarire quali siano le valutazioni in corso sulle conseguenze economiche, sociali e occupazionali di nuove aggregazioni, se siano state avviate analisi preliminari e quali indirizzi si intendano seguire per prevenire effetti distorsivi sulla concorrenza e sulla continuità dei servizi. Viene inoltre domandato se l’Esecutivo sia consapevole dell’impatto che ulteriori concentrazioni potrebbero avere sulle reti di franchising e sulle micro-imprese, alla luce delle criticità già emerse in precedenti riorganizzazioni.
L’atto sollecita infine il Governo a indicare quali misure di tutela intenda adottare per salvaguardare i livelli occupazionali, la stabilità delle reti di vendita e la sostenibilità economica degli operatori indiretti e se, in caso di futuri interventi pubblici o strumenti di sostegno statale, sarà garantito il rispetto delle logiche infrastrutturali richiamate dalla Corte di Cassazione.
Tra le richieste rientra anche l’opportunità di informare tempestivamente il Parlamento su eventuali valutazioni o interlocuzioni in corso, al fine di assicurare un adeguato livello di trasparenza su operazioni potenzialmente idonee a modificare in modo strutturale il mercato nazionale delle telecomunicazioni.
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